Periodico telematico di informazione e di indirizzo sui problemi
riguardanti le autonomie locali e regionali a cura di Legautonomie.
Monday, 20 May 2019

N° 02 - 2019 - Tema: Ambiente

«Emergenza climatica», città e Agende Locali 2030

Marco Filippeschi, Responsabile dell’Uffico studi di ALI Autonomie locali italiane-Legautonomie

L’Europa si muove, in Italia serve un’azione dal basso

Siamo alla vigilia dell’apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’ASviS, alleanza alla quale ALI (Autonomie locali italiane-Legautonomie) aderisce, la più grande iniziativa italiana di sensibilizzazione della società civile sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Il Festival, dal 21 maggio al 6 giugno, propone centinaia di eventi su tutto il territorio nazionale per favorire il confronto, condividere le migliori iniziative e stimolare richieste che «dal basso» impegnino la leadership diffusa del Paese al rispetto degli impegni presi in sede Onu con l’Agenda 2030. Ciò avviene mentre cresce la sensibilità per la qualità dello sviluppo e anche le piazze italiane si riempiono dei giovani e ragazze dei #friadaysforfuture, sostenuti dal messaggio di Greta Thumberg. Per il prossimo 24 maggio è proclamato un nuovo «sciopero mondiale». Mentre molti sondaggi vedono ormai al primo posto la preoccupazione per il cambiamento climatico. C’è un vero e proprio spartiacque politico che si fa sempre più visibile.

«Dichiariamo emergenza climatica»: sono le parole della primo ministro scozzese Nicola Sturgeon, pronunciate di fronte all’auditorio dello Scottish National Party, il movimento di cui è leader. E Jeremy Corbyn, leader dei laburisti britannici, ha dichiarato che il suo partito presenterà una legge alla Camera dei Comuni per chiedere che tutto il Regno Unito dichiari emergenza climatica, con l’obiettivo di tagliare drasticamente le emissioni di CO2 entro il 2030 ed evitare che nei prossimi dodici anni la temperatura del pianeta salga di più di un grado e mezzo, quella che l’Ipcc ha definito nel suo ultimo rapporto come la soglia di non ritorno.

Nel Regno Unito sono già 59 i Comuni che hanno dichiarato l’emergenza climatica, impegnandosi ad adottare misure che riducano drasticamente le emissioni di CO2 e fissando una data (il 2030 o il 2050, generalmente) per raggiungere l’obiettivo. Tra essi, realtà importanti come Edinburgo, Cardiff, Leeds, Leicester, Oxford, Cambridge, Newcastle, Nottingham, Portsmouth, York. E ovviamente, pure la capitale Londra guidata dal sindaco laburista Sadiq Kahn.

In Italia è stato il consiglio comunale di un comune calabrese, Acri, ad approvare l’atto di dichiarazione dell’emergenza. Altri di certo faranno lo stesso.

Come si vede, sono all’opera anche i negazionisti del climate change, con alla testa Trump e Putin e gli interessi economici che questi leader conservatori rappresentano, non per caso ostili all’Unione Europea, l’attore globale più impegnato ad affrontare la crisi climatica. Lo spartiacque è sempre più evidente.

L’Italia è arretrata e incerta sul raggiungimento degli Obiettivi 2030 e per il miglioramento degli indicatori di Benessere equo e sostenibile (BES). Le innovazioni legislative che vincolano la programmazione economico-finanziaria nazionale alla qualità ambientale e sociale stentano ad essere attuate. Lo stesso vale per l’attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS), quando l’annunciata decisione di ricondurre alla Presidenza del Consiglio il coordinamento delle azioni è un’ammissione di ritardi, di mancato impulso e coordinamento. Dunque serve, è assolutamente necessaria, un’azione dal basso.

ALI nel suo Congresso nazionale ha assunto il BES e l’Agenda 2030 quale riferimento principale per l’innovazione delle politiche locali e intende lavorare concretamente per realizzare la svolta necessaria, cooperando con l’Anci e l’Upi, avvalendosi della capacità di promozione e di confronto delle politiche dell’ASviS e di quella di monitoraggio che l’ISTAT meritoriamente mette a disposizione.

Il perseguimento degli obiettivi urbani dell’Agenda (SGDs) e dei target è frenato da una programmazione spesso arretrata, inadeguata, e da una grave carenza di competenze che affligge le nostre strutture. Perciò comuni, città metropolitane e province hanno bisogno d’essere sostenuti per darsi obiettivi – le Agende locali 2030 – e di fare avanzamenti, per progetti, con una forte circolarità delle esperienze, con una disponibilità degli enti ad un trasparente monitoraggio dei risultati delle azioni, con una prima selezione degli indicatori sensibili. In questo senso, la verifica degli SGDs deve integrarsi con quella degli indicatori di BES che riguardano il governo territoriale. Le regioni, chiamate dalla deliberazione del CIPE del 15 maggio 2018 a dotarsi di una complessiva strategia di sviluppo sostenibile attuativa della SNSvS, devono trovare nelle autonomie locali gli esecutori di politiche concrete e devono aiutare, anche stanziando risorse, lo sviluppo di una vasta rete di progetti innovativi, di una competizione positiva nella realizzazione delle Agende locali 2030. Mentre nella programmazione nazionale la dimensione territoriale dev’essere un asset centrale e non limitato alle sole città metropolitane.  Solo così si potrà fare l’accelerazione necessaria a colmare i ritardi, a rispondere dal basso, con modelli di crescita sostenibile, con le coerenze che i giovani chiedono, con cambiamenti di comportamenti collettivi e individuali. Rispondere a pressioni e bisogni che se sottovalutati e trascurati creano delegittimazione dei governi locali e spiazzamenti rispetto ai grandi cambiamenti politici che ormai s’impongono.



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