Periodico telematico di informazione e di indirizzo sui problemi
riguardanti le autonomie locali e regionali a cura di Legautonomie.
Monday, 20 May 2019

N° 01 - 2019 - Tema: Finanza locale

Il sistema del credito, gli enti locali, lo sviluppo dei territori. Per rilanciare gli investimenti

Marco Filippeschi, Responsabile dell’Uffico studi di ALI Autonomie locali italiane-Legautonomie

Il sistema del credito ha subito una grande trasformazione negli ultimi anni con processi di consolidamento

  • aggregazioni e  incorporazioni
  • con la conseguente scomparsa di istituti di piccole e medie dimensioni che una volta costituivano la c.d. banca di prossimità
  • con un processo di cambiamento davvero radicale, solo iniziato, dovuto all’impatto della rivoluzione digitale, della finanza tecnologica, dell’impiego dei Big Data e dello sviluppo dell’intelligenza artificiale
  • con la prova stringente degli accordi di Basilea

Da più parti è vivo il timore che alla dimensione sempre più grande degli operatori del credito corrisponda una offerta di servizi sempre meno personalizzati e “ritagliati” sulle specifiche esigenze dei territori

  • facendo prevalere le fredde logiche degli algoritmi nella valutazione del merito creditizio
  • piuttosto che valutazioni fondate sulla effettiva conoscenza del capitale umano e sociale espresso dal sistema delle imprese e delle istituzioni locali

Il quadro economico internazionale non favorisce la ripresa e sembra alimentare invece incertezze ancor più accentuate

  • dalle politiche protezionistiche americane 
  • dalla problematica gestione della Brexit
  • dai temi dello sviluppo dei paesi emergenti e della gestione delle politiche di immigrazione

Di fronte ad un quadro internazionale molto incerto, appare sempre più necessario ricercare un impegno comune per lo sviluppo dei territori

  • occorre un’azione di concerto e di coordinamento
  • mettere a fattor comune le energie e le potenzialità proprie di un territorio
  • favorire politiche di concertazione tra il mondo delle imprese, il sistema finanziario e gli enti territoriali  

Le imprese stanno sperimentando

  • i contratti di filiera
  • le reti di impresa
  • politiche di aggregazione che consentano di aumentare il peso competitivo per la conquista di nuovi mercati
  • indispensabili nei territori italiani, dove prevalgono le aziende di piccole dimensioni raggiungere massa critica (nostro handicap di sistema)
  • di acquisire competenze per presentarsi  alle istituzioni e a che deve finanziare con la credibilità necessaria per avviare nuovi progetti

Di fronte a problemi di tali dimensioni un fattore fondamentale dello sviluppo deve essere l’Unione Europea

  • deve essere sempre più casa comune e soggetto attivo delle politiche di sviluppo, più attiva e capace di rivendicare nei territori
  • senza l’Europa non riusciamo a reggere il livello del confronto competitivo tra sistemi economici di dimensioni globali come Cina, USA, India
  • non è neanche pensabile poter gestire da soli cooperazione e interscambio in un’ottica bilaterale come singolo Stato

L’impostazione delle politiche di coesione europea e la programmazione Fondi 2021-2027 evidenzia come la stessa Commissione ha ben presente gli squilibri presenti nei territori dell’Unione

  • la Commissione infatti segnala che molte regioni europee sono più di altre esposte a shock economici improvvisi
  • l’Ocse ha stimato che tra il 1994-2014 il divario di produttività tra Regioni più avanzate e Regioni più arretrate è aumentato del 56% e che si sono prodotte “nuove faglie” in ogni regione e nei grandi centri urbani dove vantaggi e svantaggi si distribuiscono tra classi diverse di cittadini in relazione al livello di ricchezza e di istruzione, all’estrazione sociale e al luogo di residenza
  • i tassi di disoccupazione tra i giovani restano troppo elevati
  • la partecipazione al mercato del lavoro è bassa in molte aree
  • il numero delle persone in povertà è allarmante e destabilizzante
  • queste inaccettabili, ingiuste  differenze di prospettive economiche e sociali creano, come si vede, tensioni socio-politiche, alimentano i sovranismi che minano alle basi l’edificio europeo
  • l’azione del Parlamento Europeo può ancora migliorare l’impostazione, dipenderà anche dai risultati delle elezioni
  • è indubbio che per uno spostamento verso sud – diminuendo il sostegno ad Est – delle azioni di riequilibrio regionale e sociale servano alleanze politiche coerenti, non certo quelle con i paesi ad impostazione nazionalista, sovranista e antieuropea del “gruppo di Visegrád”, paesi in conflitto con il nostro, che si oppongono al riequilibrio

Occorre quindi partire da una nuova progettazione delle politiche dei Fondi Europei

  • con un accesso il più possibile semplificato e sburocratizzato
  • che privilegi strumenti di partenariato pubblico privato, dove si possano realizzare le maggiori sinergie per valorizzare le potenzialità dei territori

Il ciclo di programmazione 2021-2027 del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) si caratterizza per alcuni cambiamenti importanti

  • gli enti locali potranno contare in totale su 4,5 miliardi di finanziamenti
  • di cui 1,5, una riserva del 5%, per la prima volta destinato alle zone interne e in particolar modo ai piccoli comuni, fondi che potranno raddoppiare fino a 3 miliardi
  • poi 3 miliardi per le aree urbane piccole e medie e le grandi aree metropolitane
  • con  una maggiore flessibilità nei conti, grazie allo scorporo del cofinanziamento per i progetti e gli investimenti strategici dal Patto di stabilità
  • ci sono fondi per i trasporti, anche per finanziare il materiale rotabile
  • vi saranno risorse disponibili anche per i parchi naturali e i distretti turistici
  • ci sono fondi per la prevenzione dei rischi provocati dai cambiamenti climatici (inondazioni, frane) e eventi calamitosi
  • ci sono poi le risorse del Fondo sociale europeo (Fse), con i fondi per l’integrazione a lungo termine dei migranti e per i servizi per l’infanzia

Le politiche di coesione dunque costituiscono uno dei baluardi europei

  • un argine alla disarticolazione dei territori di primaria importanza per la stessa tenuta dell’Unione europea e del mercato interno
  • la Regione ha una parte fondamentale in quest’ottica
  • è la cabina di regia che sul territorio può e deve favorire progettualità, innovazione, sinergie e coordinamento
  • per conseguire  il risultato più efficiente e funzionale agli obiettivi della crescita

Ma anche gli enti locali hanno una funzione fondamentale

  • soprattutto se si muovono in un contesto di cooperazione e di interrelazione tra loro
  • aggregarsi per competere non deve essere solo una parola d’ordine per le imprese ma anche per i comuni
  • altrimenti ha poco senso la lamentazione sull’indirizzo delle politiche soprattutto rivolto alle Città Metropolitane
  • Parlamento e Regioni devono superare la situazione d’incertezza e riformare la legge Delrio, determinando un quadro chiaro

Per il sistema del credito si tratta di interloquire con “le infrastrutture dello sviluppo”

  • imprese ed enti locali e le loro associazioni, possono insieme cooperare per definire insieme progetti di sviluppo sostenibili finanziariamente
  • capaci di generare valore vero con ricadute positive sui territori in termini di competitività e di ricchezza prodotta

Temi che i nostri relatori potranno articolare meglio. Io aggiungo solo alcuni riferimenti, dal punto di vista degli enti territoriali

  • dal lato degli investimenti, la manovra di finanza pubblica per il 2019 si mostra in linea rispetto a quella del precedente governo
  • conferma la priorità assegnata alla ripresa degli investimenti dei comuni, delle città metropolitane e delle province
  • infatti la Legge di bilancio prevede, in primo luogo, il definitivo superamento del pareggio di bilancio
  • facendo valere le note sentenze della Corte Costituzionale, positive – per la nostra autonomia finanziaria –, individua per tutti gli enti locali un’unica condizione per il raggiungimento dell’equilibrio, cioè il risultato finale di competenza
  • abbiamo conquistato un ulteriore tassello verso la completa autonomia nella gestione del risultato di gestione, con l’utilizzo dell’avanzo, rimanendo come unico vincolo di finanza pubblica l’equilibrio di competenza potenziata
  • in altre parole, rispetto al passato, vengono decisamente ampliati gli spazi finanziari permettendo l’utilizzo sia dell’avanzo che del debito

Per quanto riguarda i prossimi anni viene quindi profilato uno scenario probabilmente più favorevole per la ripresa degli investimenti comunali e provinciali

  • per lo sblocco dell’avanzo, ripeto, e per la piena disponibilità del fondo pluriennale vincolato
  • si stima che per i prossimi anni le amministrazioni comunali potranno contare su un ammontare di risorse aggiuntive potenzialmente destinabili ad investimenti pari a 11 miliardi di euro

Guardando alle amministrazioni comunali della Toscana, per esempio

  • potranno beneficiare delle maggiori risorse rese disponibili a seguito dello sblocco dell’avanzo il 97,4% degli enti
  • l’ammontare liberato a partire dal 2019 è pari a 565 milioni di euro, cioè il 5% di quello complessivo, che corrisponde a 153 euro per ogni cittadino
  • in Toscana saranno i Comuni molto piccoli, e cioè quelli che presentano generalmente una minore capacità di spesa, a trovarsi nelle condizioni più vantaggiose: questa constatazione richiede un’attenzione particolare
  • al contrario, secondo le stime dell’IRPET, gli enti più grandi sembrano essere penalizzati rispetto agli altri enti italiani di eguale dimensione

Quanto descritto rappresenta però un quadro del tutto teorico

  • questo potrà realizzarsi solo a condizione di un efficace superamento dei molti freni che hanno impedito l’attività delle amministrazioni negli anni più recenti
  • infatti non abbiamo sofferto solo dell’insufficiente disponibilità di risorse
  • le amministrazioni non hanno solo soggiaciuto ai vincoli imposti: non hanno speso le risorse disponibili, creando così un “eccesso di risparmio”
  • abbiamo subito la mancanza di competenze e capitale umano preparato ad affrontare le difficoltà (il blocco delle assunzioni di personale ha fatto danni gravissimi e ora la media età dei dipendenti comunali è di 55 anni…) e pagato l’applicazione di riforme talvolta molto complesse da applicare o incompiute (pensiamo alla vicenda delle Province)
  • riforme oggetto di continui ripensamenti a cui si è aggiunto il sovrapporsi di vincoli contabili e amministrativi volti a limitare ciecamente la spesa
  • il sommarsi di questi vincoli dà la risultante di un grave declino della realizzazione degli investimenti, con effetti economici attuali e di prospettiva devastanti (come dimostrano le ricerche pubblicate dalla Banca d’Italia)
  • inoltre, se da un lato la Legge di bilancio sembra imprimere effettivamente una spinta ai piccoli interventi delle amministrazioni locali, dall’altra parte vincola i progetti più grandi attraverso il ripensamento o la messa in stand by di alcuni importanti investimenti infrastrutturali (la Toscana soffre di questo vuoto di capacità decisionale)

Tra i fattori che certamente non hanno agevolato l’attività delle amministrazioni nell’ultimo biennio, si deve includere il varo del nuovo Codice dei contratti pubblici, con il d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50,  unitamente al ritardo nell’emanazione delle linee guida

  • l’incertezza generata ha riguardato progettazione, criterio dell’offerta economicamente vantaggiosa e qualificazione delle stazioni appaltanti
  • ciò ha probabilmente indotto molte stazioni appaltanti a un atteggiamento conservativo, che si è tradotto nel congelamento di gran parte delle gare (le statistiche anche in Toscana parlano chiaro)

Gli enti locali hanno oggi l’urgenza di rilanciare gli investimenti e, per far questo, devono tornare ad agire anche sulla indispensabile leva del debito a lungo termine

  • le politiche accomodanti della Bce e delle principali banche centrali mantengono i tassi di interesse di mercato a livelli molto bassi
  • da questo punto di vista,  non si deve sprecare una congiuntura ancora favorevole e serve volgerla anche per innovazioni economiche (gli investimenti green, innanzi tutto)

Nell’attuale congiuntura e con gli scossoni subiti dal sistema gli istituti di credito si stanno presentando nei confronti di Comuni, Province e Città metropolitane in maniera alquanto timida

  • un po’ per gli accresciuti vincoli procedurali e autorizzativi che interessano le prassi interne delle banche
  • un po’ per il livello di remunerazione dei prestiti, non sempre giudicato in linea con il profilo di rischio della controparte e/o con il costo della provvista
  • ciò mentre le emissioni obbligazionarie (BOC/BOP) restano un’opzione possibile ma, rispetto al classico mutuo, oggi non sembrano presentare  vantaggi

Dunque, se si eccettuano le linee di finanziamento particolarmente convenienti legate a specifici settori

  • come i mutui dell’Istituto di Credito Sportivo
  • l’orientamento degli enti locali sembra tuttora concentrarsi sul principale partner storico degli investimenti locali, ossia la Cassa Depositi e Prestiti, con particolare riferimento alle soluzioni a tasso fisso e alle durate più lunghe

Servono, evidentemente, soluzioni nuove proposte dal sistema del credito

  • con gli strumenti tradizionali (i mutui, le anticipazioni, una concezione non residuale delle tesorerie)
  • con strumenti innovativi: usando un termine per semplificare: di “finanza di progetto”, secondo il decreto legislativo n. 50 del 2016  (Codice degli appalti che è, sarebbe, in fase di revisione)
  • e servono ambiti di collaborazione, nel rispetto della trasparenza e della parità d’accesso, portando negli enti competenze che accelerino progettualità innovative e capacità operative

Su quali obiettivi? Qui si possono solo riassumere alcuni titoli, di una lista non certo esaustiva (che per noi di ALI deve avere riferimento gli obiettivi delle Agende locali 2030 e il miglioramento degli indicatori di BES)

  • la cooperazione per fare operazioni di dismissione immobiliare
  • il sostegno ad operazioni di recupero e di riuso del patrimonio immobiliare esistente (per realizzare nuovi centri di servizio, sedi d’impresa e co-working innovativi, poli d’attrazione turistica e per la produzione di eventi di cultura e spettacolo; per rigenerare la vita dei quartieri)
  • la realizzazione di “infrastrutture urbane del verde” e di messa in sicurezza dei territori dai rischi (a proposito di investimenti green)
  • il sostegno ad operazioni di housing sociale
  • la riqualificazione dell’edilizia scolastica
  • la riqualificazione energetica degli immobili di proprietà pubblica
  • la realizzazione di infrastrutture leggere per la mobilità urbana e di sistemi intelligenti di monitoraggio e gestione della mobilità
  • l’infrastrutturazione di aree industriali e di servizi non dispersive
  • Il reperimento di fondi dell’Unione Europea, sugli obiettivi che ho ricordato all’inizio e su altri, con l’affiancamento degli enti locali nella realizzazione di progetti

Il sistema del credito – nei suoi diversi segmenti – e quello delle Fondazioni di origine bancaria e delle Fondazioni di comunità, non trascurando il microcredito e il credito sociale e gli operatori finanziari pubblici (non c’è solo Cassa depositi e prestiti, ci sono anche gli intermediari finanziari regionali convenzionati)

  • possono coprire l’esigenza di modernizzazione dei sistemi economici locali e dei tessuti urbani, dei sistemi territoriali che dimostrino coesione e capacità propositiva
  • possono specializzare le azioni: penso, per esempio, ad esperienze innovative fatte dalle fondazioni nel campo dell’housing sociale  e in altri ambiti del welfare territoriale, con una finalizzazione programmata e non episodica degli interventi
  • ciò, dunque, con un’accorta “divisione del lavoro” che sta alle politiche nazionali e a quelle regionali indirizzare, non perdendo davvero nessuna delle opportunità date dalle nuove politiche dell’Unione Europea
  • ALI e Leganet possono aiutare gli enti locali a cogliere nuove opportunità dentro nuove visioni, anche nel rapporto con il sistema del credito

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